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il chiese. tra orizzonti d'acqua fotografie di pino mongiello e salvatore attanasio museo civico,piazza antonio gramsci - canneto sull'oglio dal 19 settembre all'8 novembre 2026 | ||
C'è un istante preciso in cui la realtà smette di scorrere e si fa immagine. È quella frazione di secondo in cui l'occhio del fotografo riconosce qualcosa che il tempo vorrebbe portare via: un riflesso sull'acqua, l'ombra di un albero su un campo, il profilo di un edificio che resiste al mutare delle stagioni. La fotografia è questo: sottrarre all'oblio ciò che altrimenti svanirebbe. Salvatore Attanasio e Pino Mongiello conoscono bene quella responsabilità silenziosa. Con i loro scatti ci conducono lungo il fiume Chiese, dalle campagne aperte e silenziose fino ai segni lasciati dall'uomo sul territorio: paesi, ponti, cascine, scorci dimenticati che abitano ancora la memoria collettiva senza che quasi ce ne accorgiamo. Il loro lavoro non è soltanto documentazione: è ascolto. È la capacità di fermarsi davanti a ciò che gli occhi distratti trascurano e di restituircelo con una profondità che va oltre la superficie visibile. Le immagini raccolte in questa mostra raccontano un territorio autentico, lontano dai grandi palcoscenici, fatto di acque lente, di rive silenziose, di nature che cambiano con le stagioni e di luoghi che portano ancora impressi i segni di chi li ha abitati e lavorati. Ogni scatto è un invito a guardare meglio, a riconoscere la bellezza discreta che ci circonda e che troppo spesso non sappiamo vedere. L'Amministrazione Comunale di Canneto sull'Oglio esprime il proprio sincero ringraziamento a Salvatore Attanasio e Pino Mongiello per questo lavoro prezioso, che valorizza il nostro territorio con sensibilità e rigore artistico. La loro opera ci ricorda — se mai ve ne fosse bisogno — quanto sia importante custodire e proteggere questi luoghi: testimoni di una storia comune che merita di essere preservata per le generazioni future. Nicolò Ficicchia Sindaco di Canneto sull’Oglio |
Il fiume Chiese attraversa il territorio come una memoria antica, un racconto che continua a scorrere insieme all’acqua. Prima di incontrare il grande fiume, poco distante da Canneto sull’Oglio, il suo corso disegna paesaggi, nutre la terra, accompagna il lavoro dell’uomo e custodisce una storia fatta di stagioni, fatica e trasformazioni. Qui l’acqua non è mai stata soltanto un elemento naturale: è stata una presenza decisiva, il principio attorno al quale si è costruita l’identità di un’intera comunità. Per secoli i campi hanno trovato nel Chiese la loro linfa. Le coltivazioni hanno seguito il ritmo delle piene e delle secche, mentre gli allevamenti hanno prosperato grazie a una rete di canali, rogge e terreni fertili che il fiume ha reso possibili. L'acqua ha modellato il paesaggio e, insieme, il carattere di chi lo abita: un rapporto silenzioso, quotidiano, fatto di rispetto e dipendenza reciproca. Ancora oggi questo legame continua a vivere nelle grandi distese vivaistiche che caratterizzano Canneto sull’Oglio, dove la tradizione agricola si rinnova in una forma contemporanea, capace di trasformare la cura della terra in cultura del paesaggio. La foce del Chiese, nel punto in cui le sue acque si uniscono a quelle dell’Oglio, rappresenta simbolicamente questo incontro continuo tra natura e storia. È un luogo di passaggio e di fusione, dove il fiume sembra consegnare al territorio tutto ciò che ha raccolto lungo il suo percorso: sedimenti, immagini, memorie, vite. Gli scatti fotografici di Attanasio e Mongiello nascono proprio da questa consapevolezza. Le loro immagini non documentano soltanto un ambiente, ma cercano di ascoltarne il respiro profondo. Ogni fotografia diventa un frammento di racconto, un dettaglio che suggerisce una presenza più ampia: la nebbia che si posa sull’acqua, gli argini segnati dal tempo, le geometrie dei vivai, i riflessi che trasformano il paesaggio in visione. La mostra si sviluppa così come una partitura poetica in cui luce, acqua e terra dialogano continuamente. Ogni immagine è la rima di un testo più vasto e articolato, una parola sospesa dentro una narrazione collettiva che appartiene al territorio e alle persone che lo hanno abitato. Attraverso l’obiettivo dei fotografi, il Chiese non appare soltanto come un fiume, ma come un filo invisibile che unisce passato e presente, natura e lavoro, memoria e futuro. Gianluca Bottarelli Assessore alla Cultura Comune di Canneto sull’Oglio | |
I luoghi del fiume nelle foto di Salvatore Attanasio e Pino Mongiello Pensiamo al mare, alla montagna, alle colline, e la mente corre a tanti romanzi e racconti dove quei paesaggi fanno da sfondo, anzi da protagonista. Se penso invece alla pianura irrigua e verdeggiante della nostra bassa, lambita dai laghi, mi pare che il segreto della sua bellezza schiva e delicata l’abbiano còlto ed espresso soprattutto i versi e le immagini: le Georgiche di Virgilio, le Myricae di Giovanni Pascoli, il Pianeta azzurro di Franco Piavoli, l’Albero degli zoccoli di Ermanno Olmi. Bassa mantovana, bresciana, romagnola: tutte le basse, nella loro diversità, si somigliano, almeno nella fertile pianura padana. La dominante equorea della nostra campagna si palesa fino dai nomi dei luoghi fotografati dai nostri due artisti: Acquafredda, Canneto sull’Oglio, Villanuova sul Clisi… Se la poeticità, come insegna Pascoli, non sta nell’oggetto contemplato ma negli occhi di chi lo guarda, allora possiamo dire che le foto di Pino Mongiello e di Salvatore Attanasio non sono altro che poesia in forma di immagine. Con le loro inquadrature i fotografi materializzano gli scatti mentali che tutti noi abbiamo fatto da bambini, ma anche da vecchi, se conserviamo nell’intimo l’eterno fanciullino poetico: la sua meraviglia di fronte alle piccole cose, la sua commossa immaginazione. Si rinnova così il prodigio micromegalico: il piccolo salto di un fosso non è la cascata del Niagara in miniatura? L’innocua biscia d’acqua si fa anaconda amazzonica, l’equiseto cresce come una sequoia, e il rigagnolo del Rosignuolo che sbocca nel Mella s’ingigantisce come il Missouri che sfocia nel Mississipi trasportando la barca di Huckleberry Finn. Ma il moto dal piccolo al grande è reversibile. I due poeti-fotografi racchiudono nello spazio di un breve rettangolo un campo arato o un vasto specchio d’acqua; per converso, il dettaglio del fogliame di una macchia arborea ci introduce nella giungla di Sandokan, e il porticato di un sobrio edificio in palazzo incantato. Mongiello è proiettato verso la natura e i suoi colori; la accosta con un sentimento di ammirato stupore che chiamerei francescano. Attanasio, dal canto suo, sceglie il bianco e nero, il monocromo della nostalgia e dell’essenza: guarda ai manufatti umani: una casa rurale e il loggiato di un convento vibrano di una stessa sacralità. I due artisti ci aiutano a ricordare come, nella nostra campagna, paesaggio naturale e cultura umana si legavano armoniosamente, fraternamente. Una memoria di passato, certo, ma anche un messaggio esortativo, una speranza di futuro. Pietro Gibellini (aprile 2026) |
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